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genova ribelle

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23-04-2019

Genova ribelle: da un corpo dilaniato ad un grido di rivolta!

Bisogna alzare gli occhi in via San Lorenzo per accorgersi di uno strano bassorilievo in cui un eroico aristocratico in vesti senatorie offre il petto nientemeno che ad un cannone, dietro a cui si agita una turba di popolani. Si tratta di un episodio del gennaio 1747, quando all’ indomani dell’insurrezione antiasburgica, la città esplose nuovamente alla notizia che i nobili stavano tramando per far tornare gli austriaci in città. Dai vicoli attorno a Palazzo Ducale spuntò una folla che spinse due cannoni – recuperati chissà dove – davanti alla porta del Palazzo, finché non ne uscì il patrizio Giacomo Lomellini che, abbastanza coraggiosamente, rassicurò i popolani fino a farli desistere dall’insurrezione. L’episodio divenne proverbiale, e la frase “Il Lomellino ha aperto il portone” restò per anni ad indicare gli sfoggi di retorica, cui però fa seguito un nulla di fatto. Più di un secolo dopo, il poeta Lorenzo Costa – mazziniano deluso – incaricò Santo Varni di raffigurare l’episodio nella loggia del palazzo che aveva appena acquistato; ed è facile notare come le vesti dei popolani ammoniti dal Lomellini ricalchino, con voluto anacronismo, quelle dei rivoluzionari giacobini, con tanto di berretto frigio e feluche.

 


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