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torture genovesi

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31-05-2014

Nel medioevo una delle torture genovesi maggiormente utilizzate era quella di "mandà a da do cù in ciappa" ovvero andare a sbattere il posteriore su una pietra. Questa pena, riservata soprattutto ai debitori insolventi, consisteva nel chiudere i condannati in una gabbia con le terga nude rivolte verso i passanti che li osservavano compiaciuti e divertiti. Per rendere questa punizione ancor più dolorosa e avvilente i condannati venivano issati ad un paio di metri di altezza da terra, con una corda e fatti inaspettatamente precipitare con il posteriore nudo su di una lastra di pietra....che da questo momento in poi prenderà il nome di "ciappa"...

Nel Quattrocento i debitori insolventi venivano incarcerati nella prigione della "Malapaga" (nome significativo!): il tragitto passava a fianco della "Clapa Piscium", una loggetta al posto dell'odierno palazzo della Raibetta, che serviva da mercato del pesce; parte "integrante" della punizione consisteva nel denudare le natiche del debitore e "farle sbattere" violentemente sulle lastre d'ardesia su cui veniva esposta la merce... umiliazione più che dolore fisico... faceva meno male, ma in più c'era la puzza di pesce che rimaneva addosso per giorni!


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