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make up artist seicentesco - prima lezione

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23-06-2014

“CHI BELLA VUOL DIVENIRE….…qualcosa ha da soffrire”, così terminava l’adagio delle nostre nonne. Ma a quali ‘sofferenze’ si sottoponevano le dame di ‘500 e ‘600, per raggiungere quella che all’epoca era ritenuta bellezza? 

Ecco qui il ritratto che Rubens fa nel 1606 alla genovese Brigida Spinola, che esprime al meglio, complice forse anche un aiutino ‘correttivo’ del pittore, quali erano i canoni classici. Volto ovale, dal mento arrotondato, possibilmente con fossetta; incarnato candido; gote rosee; occhi grandi, scuri, con la cornea tanto bianca da avere riflessi azzurri; bocca piccola e carnosa; capelli biondo scuro con riflessi fulvi; mani affusolate color avorio; petto prosperoso; collo lungo; piedi piccolissimi. Insomma, mica facile nascere con tutti i requisiti giusti! Ma dove non arriva madre natura, si può sempre intervenire con un po’ di artificio. E vai col maquillage!

Aver carnagione compatta e candida non è facile, complice la scarsa pulizia del tempo e la dieta un po’ troppo ricca che si osserva nei palazzi; le rughe poi, non c’è secolo che tenga, vengono a tutte. Quindi… per sbiancare l’incarnato e attenuare le imperfezioni, un bell’impacco di succo di limone e albume; o, se si vuole un risultato più deciso, il ‘fuoco di Sant’Elmo’. Questo preparato in effetti schiarisce e tende la pelle; piccolo problema: si tratta di sublimato di mercurio. Controindicazioni? Dopo qualche anno la pelle appare ustionata, le gengive si gonfiano, i denti diventano neri, l’alito ha un puzzo immondo. Per giungere fino a gravi deficit renali, problemi di coordinazione motoria e perdita della memoria. Ma non preoccupiamoci troppo, invece del ‘fuoco di sant’Elmo’ si può ricorrere alla ‘cerussa’. Un pigmento usato anche dai pittori, noto altresì come biacca o bianco di piombo. Chimicamente parlando, un carbonato basico di piombo, formula 2 Pb CO3 . Pb (OH)2: velenosissimo. Effetti dell’intossicazione da piombo: anemia, dolori addominali, cefalee, ipertensione, insufficienze renali, fino a giungere all’encefalopatia e alla morte. 

Danni collaterali a parte, le dame rinascimentali e barocche non sono certo le prime a tingersi il volto di biacca: questa era già usata come cosmetico fin dal tempo dei romani, quando le matrone, prima d’applicarsela in faccia, la mescolavano con il guano, cioè cacca fermentata di uccelli; anche se l’imperatrice Messalina consigliava la più efficace cacca di coccodrillo. Il poeta Ovidio non disdegnò di fornire addirittura una ricetta di ‘fondotinta’ sbiancante, a base di uova, orzo, lenticchie, bulbi di narciso, corna di cervo tritate, e, ovviamente , biacca... 

Paola Pettinotti


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