■■■

make up artist seicentesco - seconda lezione

■■■
25-06-2014

"CHI BELLA VUOL DIVENIRE...."

Torniamo alle nostre bellezze rubensiane, come ad esempio Maria Serra Pallavicino, per la seconda parte del nostro corso di maquillage d’epoca: senza dover far riferimento al ‘Medicamina faciei femineae’ di Ovidio, per altro in latino e in versi, possono più agevolmente istruirsi sull’arte del make-up consultando gli "Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlì" in cui Caterina Sforza Riario, bellissima donna d’armi e alchimista, propone quattrocentosettantuno ricette per conservare la bellezza di viso e corpo. Seguendo un suo suggerimento, possiamo ottener incarnato alabastrino con un impacco di bulbi di giglio, gusci d’uovo, piccioni bianchi distillati e raschiatura d’avorio. Oppure, in versione originale, ecco un’altra ricetta: “ A far la facia alle donne bellissima et chiara: “Piglia radice de yreos et radice de cucumeri asinini, , lupini, circer biancho, fava, orzo, seme de melone, ancora polverizza sottilmente e impasta con aqua de melone, o vero aqua de orzo ben cotta et impastala in piccola forma et ponilo a seccare a lo aere, o vero al vento et come è secca polveriza de novo et piglia de quella polvere et con albume de ovo fa un linimento sopra la faccia et lassa star per un hora et poi lavala con semola et aqua tepida, che è mirabilissima.”

Ora, con qualche piccola controindicazione dovuta a possibili intossicazioni da piombo e mercurio, e in virtù di impacchi vari, abbiamo ottenuto un volto perfettamente bianco e liscio. Forse un po’ provato dall’aggressività dei prodotti: per ovviare alla secchezza della pelle Caterina Sforza Riario consiglia creme nutrienti a base d’albume, sangue d’agnello, grasso di maiale, farina e olio di mandorle. 

Le guance devono essere rosse: ed ecco l’antenato del fard, le pezzette ‘de Levante’, fazzolettini imbevuti di allume di rocca, calce viva e ‘brasile’, una tintura rossa ricavata dall’esotico legno di Pernambuco (Caesalpinia echinata ), usata anche dai tintori per le stoffe. Una curiosità: pare che il nome del Brasile derivi proprio dall’abbondanza di quest’albero tintorio che i conquistadores portoghesi vi trovarono… Un consiglio però, riguardo alle pezzette ‘de Levante’: toglietele subito non appena la pelle comincia ad arrossarsi; la calce viva provoca infiammazioni, che possono diventare assai sgradevoli. Se tuttavia volete una tonalità di rosso ancora più decisa, usate direttamente il cinabro: è un pigmento utilizzato in pittura, che si ottiene mescolando 5 parti di mercurio e 1 parte di zolfo. A seconda della miscela varia tonalità dal chiaro allo scuro, aranciato, porpora e violetto. Ha un ottimo potere coprente. Peccato che di nuovo ci sia il velenoso mercurio. 

Anche le labbra devono aver colore di rose appena colte: ci pensa il ‘fattibello’, cioè il rossetto. Una pasta di allume, solfuro di mercurio cristallino (ancora!) e cocciniglia, un insetto che schiacciato dà una goccia di colore rosso. Caruccia, la cocciniglia: per ottenerne un chilo, ci vogliono 80-100.000 insetti…

Paola Pettinotti


  • marzo 2019
  • febbraio 2019
  • gennaio 2019
  • ottobre 2018
  • agosto 2018
  • maggio 2018
  • aprile 2018
  • febbraio 2018
  • gennaio 2018
  • dicembre 2017
  • novembre 2017
  • ottobre 2017
  • settembre 2017
  • luglio 2017
  • giugno 2017
  • maggio 2017
  • aprile 2016
  • marzo 2016
  • febbraio 2016
  • gennaio 2016
  • febbraio 2015
  • gennaio 2015
  • dicembre 2014
  • novembre 2014
  • ottobre 2014
  • settembre 2014
  • agosto 2014
  • luglio 2014
  • giugno 2014
  • maggio 2014