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make up artist seicentesco - terza e ultima lezione

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28-06-2014

"CHI BELLA VUOLE DIVENIRE"

Terzo e ultimo incontro con la cosmesi seicentesca per rifinire i dettagli. Labbra rosse, ok, ma i denti devono essere bianchissimi. Problematico: anche lasciando da parte possibili avvelenamenti da cosmetici, il consumo smodato di zucchero e la scarsa abilità dei dentisti non aiutano ad avere un sorriso fulgido. Perché tanto zucchero? All’epoca è considerato una spezia, raro e di importazione, e quindi ambito come status symbol. Più ricca è la mensa, più se ne asperge a manate su ogni piatto… Con effetti cariogeni, come ci testimonia nel 1595 un viaggiatore tedesco, che incontrata la grande Elisabetta I d’Inghilterra ne descrive : “ … le labbra sottili e i denti neri, un difetto che sembra affliggere molti inglesi a causa del grande uso di zucchero”. 

Ma anche per questo la nostra Caterina Sforza Riario ha un rimedio, eccolo: 

"A fare li denti bianchissimi netti et belli et consolidar gengive perfettamente: piglia osso de seppia, marmo bianco, passato de ciascuno da essi con una polvere de coralli once 3. Allume de rocco brusato, mastice e canella once 1, e fa de queste cose sottilmente piste polvere poi componi con mele rosato quanto a te pare bastante, che sia a modo de ontione, et con questo fregati benissimo li denti che veneranno bellissimi et eccelenti, et se incarnano et se conserva le gengive optimamente". Ricetta che farebbe sussultare un moderno dentista, in quanto è composta da polveri abrasive dannosissime per lo smalto. In effetti, il presunto ritratto di Caterina fatto da lorenzo di Credi, noto come la "Dama dei Gelsomini" tiene la bocca chiusa...

Sugli occhi niente, ombretto e matita non si usano. Ma bisogna ora occuparsi dei capelli, che devono essere folti, e possibilmente d’un bel biondo ramato. Biondo tiziano, dal nome del pittore veneto che esaltò nei suoi ritratti muliebri questa tinta. E se si è un po’ più scurette, cosa d’altronde probabile in ambito mediterraneo? Si decolora. Aspergendosi il capo d’urina di giumenta, possibilmente gravida, ed esponendosi poi al sole forte, in modo che l’ammoniaca presente nella pipì faccia il suo corso. E per rinfoltire le chiome, più o meno tinte, un impacco di polvere di rane, lucertole e api essiccate al forno

Infine, i peli superflui. Che vanno eliminati; ma anche l’attaccatura dei capelli dev’essere un po’ modificata verso l’alto, così da far apparire meglio la fronte conferendo una forma più ovale al volto. La depilazione più semplice si ottiene ricorrendo ancora alla tavolozza dei pittori, e spalmandosi la pelle di ‘orpimento’. È un bel pigmento giallo, peccato che lo si ottenga sciogliendo arsenico in acido cloridrico….

Non vi convince l’orpimento? La nostra impagabile Caterina Sforza Riario consiglia una ricetta alternativa che consiste nell'applicazione di mastici vegetali, una lastra di piombo e pezze bagnate nel sangue di pipistrello…

Concludiamo ora con un vero e proprio ‘must’, la più famosa tra le ricette di Caterina: l'Acqua celeste. Che, come dice l'autrice, "è de tanta virtù che li vecchi fa devenir giovani et se fosse in età di 85 anni lo farà devenir de aparentia de anni 35" . Un siero di giovinezza miracoloso, preparato con decine di ingredienti, fra cui salvia, basilico, rosmarino, garofano, menta, noce moscata, sambuco, rose bianche e rosse, incenso, anice. E Teriaca ovviamente, un farmaco a base di carne di vipera già noto nell'antica Grecia che era considerato panacea per ogni malanno. O invece che all’Acqua celeste, potete ricorrere alla più nota Acqua d’Ungheria, un estratto di rosmarino e di lavanda creato nel XIV secolo dalla bellissima regina Elisabetta d’Ungheria, ottima testimonial del suo prodotto, visto che all’età di 72 anni fu richiesta in sposa dal venticinquenne re di Polonia.

Paola Pettinotti


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