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pesto di guerra attenzione potrebbe urtare la sensibilita'

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31-01-2016

PESTO DI GUERRA

ATTENZIONE

LA RICETTA POTREBBE TURBARE LA SENSIBILITA' DI ALCUNI PERTANTO, SE NE CONSIGLIA LA LETTURA AD UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE!!!!

      

Nell'inverno tra il 1917 e il1918 il sottotenente Giuseppe Chioni, nato a Quinto, classe 1895, fa la fame nel campo prigionieri di Celle...non Celle Ligure, Celle nell'Hannover: catturato dopo Caporetto può contare solo sulle misere razioni distribuite dai carcerieri tedeschi (zuppa di rape e poche patate, pane fatto in parte con paglia tritata e lievitato con l'ammoniaca).

A differenza di Francia e Gran Bretagna, il governo italiano non si preoccupa più di tanto dei propri prigionieri e, di fatto, la mortalità nei campi di prigionia degli italiani (generalmente per fame) è fin più alta di quella al fronte; con Caporetto, poi, la propaganda ha dato fiato alle trombe del patriottismo, descrivendo qualsiasi prigioniero come “disertore” e dando la colpa della sconfitta al disfattismo, da parte sua il comando ha vietato l'invio di qualsiasi genere di conforto ai prigionieri da parte delle famiglie. Solo nel febbraio del 1918 il divieto viene allentato, ma anche in quel caso i familiari possono solo appoggiarsi ad una complicata rete di contatti creata dalla Croce Rossa, e comunque presentare un attestato rilasciato dai carabinieri in cui si esplicita che il congiunto non è sospettato di diserzione.


È nell'atmosfera allucinata dell' Offiziergefangenlager di Celle che nasce una delle testimonianze più commoventi della storia della cucina italiana. Tra i compagni di prigionia stremati dalla fame, incapaci di pensare ad altro che al cibo (“parlavamo di cibo, pensavamo al cibo, ricordavamo il cibo” scriverà in un diario uno degli internati), Chioni inizia un manoscritto intitolato “L'arte culinaria”, dove raccoglie le ricette che gli tornano alla memoria, quasi a sublimare i crampi dello stomaco vuoto in uno sforzo letterario. E la cosa funziona: Chioni coinvolge anche i suoi compagni di prigionia facendosi descrivere le ricette delle loro terre, perché in quelle ricette – come scriverà lo stesso Chioni in seguito - “c'erano le mani premurose della mamma e della sposa lontana”.
In tanti lo seguono e alla fine della guerra, il campo di prigionia di Celle “sfornerà” almeno tre ricettari, che costituiscono una delle più importanti testimonianze storiche della cucina italiana dopo la pubblicazione dell' “Arte di mangiar bene” dell'Artusi.


Sopravvissuto alla prigionia, Chioni torna a Genova dove riprende il suo mestiere di vicecapostazione, ma il suo libro rimane custodito tra le carte di famiglia fino al XXI secolo: ceduto all'Università di Genova, è stato pubblicato solo nel 2008: come tutte le fonti storiche di grande importanza, anche “L'arte culinaria” abbatte convinzioni radicate e per ironia della sorte lo fa con uno degli alimenti che a Chioni doveva essere più congeniale, cioè il pesto alla genovese.
Il principale protagonista della cucina genovese non poteva certo mancare, ed è chiaro che Chioni abbia    riportato quella che era la ricetta “di casa”: ed è qui che noi lettori contemporanei troviamo delle sorprese:
“Pesto alla genovese: Basilico, aglio, prezzemolo, cipolla in poca quantità persa, droghe, formaggio sardo. Pestare il tutto nel mortaio e ridurlo a poltiglia. Per usarlo, aggiungere olio crudo”
Prezzemolo? Cipolle?? Droghe??? Che fine hanno fatto i pinoli????

In realtà, la ricetta del pesto genovese – come di molti altri piatti tradizionali, liguri e non – è stata codificata solo di recente, mentre prima c'era sicuramente una maggior varietà di declinazioni; anche se i morsi delle fame possono aver fatto propendere per una versione particolarmente “ricca” e “saporita” è certo che questa era la ricetta che a Chioni ricordava “le mani della mamma”.

VIVI GENOVA DA TURISTA IN CASA!!!!

SABATO 6 FEBBRAIO 2016 IL NUOVO PERCORSO BOTTEGHE E TRADIZIONI

(include biglietto della funicolare di Sant' Anna)

Partenza da Genova Experience in via San Lorenzo 61r ore 16:00

(consigliamo sempre di presentarsi sempre 15/20 minuti prima dell'orario di partenza)

Info e prenotazioni: www.exploratour.it - info@exploratour.it - +39 346 250 67 82

Prezzi: 15 euro intero - 10 euro ragazzi 7/12 anni e over 65 - gratuito bambini fino a 6 anni

 

 


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