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Nel 2004, Capitale Europea della Cultura, sei versi scritti a Lisbona raccontano Genova come crocevia di mondi.
Nel 2004 Genova è Capitale Europea della Cultura. È un anno in cui la città si espone, si racconta, si interroga sulla propria identità. In questo clima a Edoardo Sanguineti viene chiesto, con una certa urgenza, di scrivere una poesia dedicata alla sua città.
Il poeta, però, sta per partire per Lisbona.
Sembra un imprevisto. Diventa invece un’occasione. Perché Genova, a volte, si comprende meglio quando la si osserva da lontano. È proprio dalla riva del Tejo che nascono questi sei endecasillabi, capaci di condensare secoli di storia.
Guarda qui, questa città, la mia:
È in riva al Tejo che io cerco Campetto,
Nel Bairro Alto ho trovato Castelletto,
O un Cable Car su in Vico Zaccaria:
Vedilo, il mondo: in Genova è raccolto
A replicarne un po’ la psiche e il volto.
Le due città si sovrappongono. Il Tejo richiama il porto, il Bairro Alto evoca Castelletto, il rapporto tra mare e alture disegna un paesaggio familiare. Genova non è descritta direttamente, ma affiora tra le pieghe di un’altra geografia.
Il mondo raccolto in una città
Poi arriva l’immagine inattesa: il “Cable Car su in Vico Zaccaria”. I tram di Lisbona vengono chiamati con il nome di quelli di San Francisco. La mappa si allarga oltre l’Atlantico.
San Francisco, con il quartiere di North Beach fondato anche da famiglie genovesi. Le rotte commerciali, le migrazioni, le relazioni economiche e culturali che per secoli hanno collegato Genova ad altri porti del mondo.
Anche Vico Zaccaria, oggi scomparso, riemerge nei versi come frammento di memoria urbana. La poesia diventa custode di ciò che il tempo ha cancellato.
Il verso centrale — “Vedilo, il mondo: in Genova è raccolto” — non è solo una suggestione poetica. È una sintesi storica. Nel palazzo di Lorenzo Cattaneo campeggia lo stemma del Portogallo, segno dei legami con la casa di Aviz. Tra Ottocento e Novecento sono le influenze americane a lasciare tracce nell’architettura cittadina.
Genova ha sempre assorbito e restituito. Non è isolata tra mare e monti. È un crocevia.
Una lezione ancora attuale
Scritta nell’anno simbolico della Capitale Europea della Cultura, la poesia di Sanguineti non celebra soltanto un evento istituzionale. Racconta una vocazione.
Per i cittadini, è un invito a riconoscere nella propria città una storia di aperture.
Per le imprese, è il richiamo a una tradizione commerciale internazionale che ha reso Genova protagonista ben oltre i suoi confini geografici.
Forse è questo il senso più profondo di quei sei versi scritti lontano da casa: Genova non si lascia definire una volta per tutte. Va cercata. Osservata. Ritrovata nei dettagli che collegano un vicolo a un oceano.
“Vedilo, il mondo: in Genova è raccolto.”
Non è solo poesia. È un modo di abitare la città.
